In questo sito appare una selezione di blogspot gia' apparsi sul mio blog personale
prima del 9 Aprile 2008, data di apertura di questo blog.

Da allora in poi, ne e' una replica fedele.


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martedì 11 dicembre 2012

Indovinello: Quando in migliaia...

Quando in migliaia formano un nuvolone fitto
sono veramente una proverbiale piaga d'Egitto
Uno solo al maschile è indispensabile al pittore
per appoggiarvi le tela e dipingerla per ore.
Di cosa può trattarsi mio bel signore?


Vam Gogh al cavalletto

Indovinello: Se temporali

Se temporali madornali non gli fanno dispetto
se ne resta placido in fondo al suo letto
Scende dai monti e si espande in pianura
dove irriga i prati e la messe matura
Allora di cosa si tratta mio bel vispetto?

Moncenisio

domenica 9 dicembre 2012

Guarda la luna

 
Come dice una canzone degli alpini
che sembra scritta apposta per i bambini
"Guarda la luna come la cammina
e la scavalca i monti e la traversa il mar"
Se non ci credi prova a seguirla in bicicletta
e potrai vedere che non cammina in fretta
se invece non ne hai voglia restala a guardare
quando d'estate sorge dal fondo del mare
Se la vedi tutta tonda in una notte serena
come un sole d'argento, allora è luna piena
Si chiama luna nuova quando è nera come carbone
e lascia tutti al buio, animali e persone.
Per indovinare se sta per crescere o calare
c'è un detto antico che basta ricordare
"Gobba a levante luna calante,
gobba a ponente luna crescente"
Altro non ti racconto sulla luna
ma sappi che guardarla porta fortuna



sorge la luna

sabato 8 dicembre 2012

Il quadernino

  
Se c'avessi un quadernino
non troppo grosso né piccino
tanto per incominciare
ci disegneri un orso polare
e anche una foca uscita dal mare
che da lontano lo sta a guardare
poi una fila lunghissima di formichine
che portano a casa tante bricioline
poi scriverei una storiella
corta corta ma molto bella
poi lascierei una pagina bianca
perché ormai sono molto stanca
pane burro e marmallata
due quadrettoni di cioccolata
pipì denti e pigiamino
sono pronta per il lettino
bacio al papà bacio alla mamma
corro subito a fare la nanna
perché ho un sonno da morire
e mi scappa di dormire
Buona notte a tutti



quadernino

venerdì 7 dicembre 2012

Il monumento


Ad un cavallo di bronzo di pregevole fattura
imposero sulla sella una pesante creatura
benché nessuno gli avesse detto un bel niente
sperava che fosse un eroe o un sovrano potente
ma finché rimase fra gli operai della fonderia
intenti a rifinirlo e lustrarlo per spedirlo via
non sentì neanche una volta pronunciarne il nome
e giorno dopo giorne cresceva la sua delusione
Con il passare delle settimane si era ormai adattato
all'idea che sulla sua groppa stesse un semplice soldato
Quando finalmente venne il giorno della spedizione
e lo ingabbiarono e legarono con estrema attenzione
dai facchini seppe ch'era destinato a piazza maggiore
e almeno questo gli parve segno certo di un grande onore
Il viaggio fu molto lungo lento e tribolato
sotto il suo enorme peso cedeva anche il selciato
ma quando alla fine fu issato sull'enorme piedistallo
si rese conto di non esser più un semplice cavallo
Per anni e secoli a venire, da quel preciso momento
sarebbe diventato per tutti e per sempre "il monumento"



Baerolomeo Colleoni
Monumento a Bartolomeo Colleoni del Verrocchio - Venezia

giovedì 6 dicembre 2012

Il gippone


In città girava solo sul suo gippone
pavoneggiandosi come un vero sbruffone
non rispettava né maciapiedi né aiuole
sia che piovesse o ci fosse il sole
Faceva la barba all'incauto pedone
per dimostrare chi fosse il padrone
Non contento di queste urbane bravate
uscì di città una mattina d'estate
Insoddisfatto della banale strada assolata
sterzò dentro un orto e calpestò l'insalata
poi sentendosi sempre più sicuro
devastò un campo di grano maturo
e si ritrovò in aperta campagna
a falciare un prato di erba Spagna
ma non si accorse di un innocente dosso
che nascondeva un profondo fosso
dentro al quale finì il suo gippone
sbalzandolo a terra come fosse un pedone

gippone

mercoledì 5 dicembre 2012

Slittabarca

 
Al primo geniale e ardito pensatore
per inventare la ruota occorsero ore
Gli serviva un banale fuoristrada
che funzionasse a cavallo e biada
La slitta era fantastica d'inverno
ma senza neve diventava un inferno
D'estate la barca poteva funzionare
ma ci voleva un fiume o un mare
Occorreva una slittabarca capace di rotolare
anche in piena estate e senza fiume né mare
Dentro la sua capanna senza muri né tetto
gli venne in mente d'inventare il carretto
Dietro casa c'era un grosso tronco di pino
destinato ad una fine ingloriosa nel camino
Appena avuta l'idea e senza fare una piega
ne tagliò cinque fette con l'apposita sega
ne fissò quattro alla slitta abbandonata
e la prima carretta era stata inventata
E sai della quinta fetta cosa voleva fare?
La ruota di scorta voleva inventare.




lunedì 3 dicembre 2012

Scarpine di fata



Le prime scarpine a una bimba appena nata
la tradizione vuole che le porti una fata
ma la fatina gentile e premurosa
che porta alle bimbe le scarpine rosa
dovette stare a letto per una settimana
e per sostituirla si offrì la Befana
così capitò che ai piedi del lettino
i genitori trovarono stivali da bambino
piuttosto sorpresi e un po' contrariati
li relegarono fra gli oggetti ormai dimenticati
fin quando un bel giorno aspettando un bambino
la mamma ricordò quello strambo regalino
così rivolse al cielo una preghiera accorata
nella fervida speranza di essere ascoltata:
"Carissima fata, fatina gentile e premurosa
ti prego non portarmele questa volta la scarpine rosa"

domenica 2 dicembre 2012

L'artista

 
Tempera con cura la nuova matita
stringila bene fra le tue dita
e la vedrai sulla carta volare
appena ti metti a disegnare.
Se cominci dal riccio del nostro giardino
fagli il musetto a punta e lo sguardo furbino
e disegnali accanto una siepe spinosa
in cui sfuggire alla bestia mostruosa
rappresentata dal nostro placido cagnone
pronto a papparselo in un solo boccone.
Se proprio ti scappa e non puoi farne a meno
mettici pure il sole a palla in un cielo sereno
ma risparmiami almeno la solita casetta
con il tetto aguzzo e la porta stretta.
Disegna qualcosa di buffo, fammi giocare
lo so che sei bravissima, lasciati andare.


Il disegno è di Emilia Gibertoni

sabato 1 dicembre 2012

Globalizzazione

 

Confezionato in fretta in un lontano paese
giunse in America su di un cargo cinese
esposto sugli scaffali di un mall americano
fu scelto e comprato da un ragazzo italiano
Con lui attraversò l'Atlantico nello zainetto
come simpatico ricordo di un viaggio perfetto
per atterrare a Bologna e trovare un alloggio
una dimora stabile e un solido appoggio
nella casa tranquilla di due signori posati
fino all'arrivo dei loro nipotini scatenati
che lo prendono per il collo senza badare
se rotolando a terra si potrà scheggiare
Questa è l'epopea di un orsetto magnetico a molla
saldamente attaccato al frigo senza adesivo né colla

mercoledì 28 novembre 2012

Ventotto novembre

 

Due bamboline di pezza e una di porcellana
un buffo orsacchiotto e una pecorina di lana
tutti insieme in una piccola cesta
sulla tavola della bimba in festa
vicino alla torta con le candeline
in mezzo al coro di belle bambine:
"tanti auguri a te...
... e la torta a me"

Anche dai nonni tanti auguri, piccolina


martedì 27 novembre 2012

Milord

Per non bagnarsi portava il cappello
anche se il tempo era strabello
Del pastrano, poi, nutriva grande opinione
e lo indossava sempre in ogni stagione
Sopra le scarpe portava ghette su misura
per proteggersi perfino dalla gran calura
Vestito come un vittoriano di fine ottcento
sopportava il dileggio senza un lamento
anche se i ragazzacci facevano troppo rumore
si comportava sempre da vero signore
ma aveva un'arma segreta: sul più bello
si fermava di botto e spalancava l'ombrello

Il coniglio mannaro

 
Se trascuriamo l'imponente cipiglio
potrebbe sembrare un normale coniglio
invece si tratta di un animale raro
è proprio un autentico coniglio mannaro
Con i suoi lunghi dentoni da motosega
sfalcia gli alberi senza fare una piega
Fece a pezzi un incauto feroce molosso
che aveva tentato di saltargli addosso
Come tutti gli altri conigli predilige gli ortaggi
e divora tutto quello che trova nei suoi paraggi
ma se lo vedi rovistare in mezzo al tuo orto
lascialo perdere, non guardarlo storto



lunedì 26 novembre 2012

L'acquario


Nel grande acquario del ristorante
nuotavano tanti pesci in mezzo alle piante
appartato e solitario un pesce pulitore
restava sul fondo immobile per ore
Ma quel microcosmo in perfetta armonia
in una sola notte fu spazzato via
Dalle montagne una furibonda tormenta
si abbattè sulla città e la lasciò spenta
Nell'acqua fredda gli esotici pesciolini
vennero a galla come tristi ghiacciolini
Sopravvisse soltanto un pesce rosso
abituato alle acque gelide di un fosso
Questa è una storia vera e l'ho ascoltata
proprio dal pesce rosso che me l'ha racconta

acquario

domenica 25 novembre 2012

Il gatto soriano

Ad un gatto soriano dall'aria strafottente
proprio in mezzo al muso era caduto un dente
Inseguendo la sua ombra proiettata dal sole
si era tuffato fra le rose e le viole
senza badare ad un vaso tutto rotto
mezzo nascosto proprio lì sotto
Da questa bravata non proprio eccellente
aveva ricavato la faccia del combattente
che lo faceva camminare a coda dritta
quando si pavoneggiava davanti alla cricca
di gattoni e gattine del suo vicinato
come fosse un eroe fatto e sputato




venerdì 23 novembre 2012

Ciclo perfetto


Se fossi una freccia lunga e sottile
attraverserei tutto il cortile
per staccare dal suo rametto
un grosso frutto maturo e perfetto
Vorrei che un bimbo pigliasse al volo
la mela staccata dal suo picciuolo
e la mangiasse morso dopo morso
abbandonandone soltanto il torso
agli amici passerì e cardellini
che ne lasciassero solo i semini
che abbandonati fra terra e cielo
facessero nascere un nuovo melo




giovedì 22 novembre 2012

Il trattorino



Che sia bianco o blu, giallo verde o rosso
vorrei un trattore ma che sia bello grosso
New Holland John Deer Same o Landini
un bel trattore vero ma da bambini
Senza motore ma con pedali robusti
per andare sul prato e in mezzo agli arbusti
Davanti una ruspa dentata per trasportare
tanti giochi e attrezzi fin che mi pare
dietro un carro a due ruote bello grande
stracolmo di pigne di noci e di ghiande
Tre giri della casa e uno in giardino
i gatti scappano e abbaia il cagnolino
Ma cosa sarà mai questo grande rumore?
Scappate gente: arriva il bimbo sul suo trattore


mercoledì 21 novembre 2012

La bella figurina


Una bella figurina colorata era scappata
da una pagina nuova mai prima sfogliata
per vedere quel mondo perfetto
di cui aveva soltanto letto
La sua natura bidimensionale
la fece scivolare in mezzo a un giornale
ma in quattro e quattr'otto saltò fuori
da quel triste grigiume senza colori
Per prima cosa voleva viaggiare
scalare i monti tuffarsi in mare
guardare in faccia un leone feroce
scendere un fiume dalla sorgente alla foce
nuotare insieme con i pinguini
giocare a palla con i bambini
volare sopra un bell'aeroplano
oltre i confini lontano lontano
guidare una nera locomotiva sbuffante
salire sul dorso di un grosso elefante
guardare dallo spazio il nostro mondo
per verificare se è proprio tondo
e quando alla fine fosse troppo stanca
sdraiarsi in mezzo a una pagina bianca

 

martedì 20 novembre 2012

Se piove sul bagnato


Se proprio piove sul bagnato
preferisco non segare il prato
Meglio di me fa invece il somarello
sia che piova a dirotto o faccia bello
E' un tipo placido docile e gentile
che funziona bene anche senza pile
gli basta un po' di erba da brucare
e lui continua sempre a funzionare
Comincia la mattina e continua fino a sera
e finché c'è erba lui non si dispera
solo dopo che il sole è tramontato
si accuccia in un angolo e dorme sul prato


somarello

lunedì 19 novembre 2012

Fila filastrocca


Fila filastrocca né lunga né corta
se mi dai una fetta della tua torta
la mangerò con forchetta e coltello
e se è troppo dura userò lo scalpello
poi farò un giro in bicicletta
perché a casa nessuno mi aspetta
farò i tre giri del campanile
poi mi tufferò in mezzo al fienile
se troverò un ago nel pagliaio
lo porterò subito al calzolaio
che mi cucia le scarpe su misura
morbide sopra e la suola dura
poi camminerò fin sopra al ponte
e guarderò intorno fino all'orizzonte
e aspetterò il treno passare
che segna l'ora di tornare
Buona la tua torta di albicocca
non troppo cruda non troppo cotta
se un giorno verrai a casa mia
berremo insieme la malvasia
che tutte le pene porta via


Sulla destra il ponte sul Reno ora abbandonato e in rovina (SP 16  fra Padulle e Castello d'Argile BO)

domenica 18 novembre 2012

Fiera di Santa Lucia



Rincasando a piedi oggi pomeriggio per una delle mie piste abituali, mi sono accorto, con una certa sorpresa, che sotto il portico dei Servi avevano già allestito la fiera di Santa Lucia. Ogni anno mi pare che anticipino un poco l'apertura della fiera e gli addobbi alle strade del centro di Bologna per il cosiddetto Natale, benché la notte di Santa Lucia, invece, rimanga stabilmente fissa il giorno 13 dicembre, come quando ero bambino. Il calendario non lo hanno ancora cambiato e neppure la lunghezza della notte "più lunga che ci sia ". Così almeno diceva il detto popolare che faceva coincidere, sbagliando, il solstizio d'inverno con la notte del 13 dicembre, appunto quella di Santa Lucia.
Nel paese dei miei nonni e bisnonni, dove trascorrevo i periodi liberi dalla scuola e dove trascorsi parte dell'infanzia, i bambini ricevevano i doni proprio nel giorno di Santa Lucia, mentre la Befana o Babbo Natale non erano diventati ancora molto popolari da noi.
In quei giorni post bellici e preconsumistici, ai bambini venivano regalati soltanto dei dolcetti, niente di più. A me piacevano molto le piccole pecorine di zucchero, dure come i confetti, da sgranocchiare con qualche dispiacere, perché erano molto belle e mangiarle, ovviamente, le avrebbe distrutte.

E' ormai da un pezzo che non ne vedo più sui banchi di dolciumi e salatumi, benché spazino dai krapfen sudtirolesi agli arancini di riso siciliani, come ho potuto constatare anche oggi. Quasi desaparecidos sono anche i croccanti di mandorle, un tempo molto popolari, sostituiti da quelli più modesti fatti di noccioline americane. Stessa sorte mi pare sia capitata allo zucchero filato. Indagherò sulla scomparsa delle pecorine di zucchero, ma, in compenso, ho potuto notare una ripresa di popolarità delle statuine di terra cotta o di cartapesta che mi pare abbiano quasi riconquistato il giusto peso in una fiera che, originariamente, esibiva la migliore produzione locale di personaggi destinati a popolare i presepi.


Oggi non ho visto le similwings o le creature angelico-spaziali che erano comparse lo scorso anno. Meno male.
Un tempo, i pastori, con o senza un agnellino al collo, ed un piccolo gregge di pecore a corredo erano senza dubbio i più diffusi, ma non mancavano gli arrotini con una mola a pedale, i falegnami, i pifferai, i ciabattini le donne con un'anfora in braccio o sulla testa e, molto rare, le mistacchinaie: un omaggio alla cultura del nostro Appennino che nelle castagne e nella loro farina aveva, per secoli, cercato una importante fonte di sopravvivenza.
Nel dopoguerra, le statuine esposte alla fiera di Santa Lucia, venivano proprio dalla montagna bolognese. I pastori di cartapesta sono sopravvissuti alla modernità che avanza, ma delle mistocchinaie, neppure l'ombra, naturalmente. Del resto, non credo che i giovani padri che aiutano i figli a costruire il presepe conoscano le mistocchine di farina di castagne, né tanto meno, le povere donne infagottate che le preparavano in un angolino sotto i portici.
Come novità, mi pare che siano apparsi dei piccoli presepi essenziali: una piccola capanna con i cinque personaggi di base, modellati in un solo blocco di creta, già pronti da appoggiare frettolosamente su di una mensola in un piccolo appartamento di città. Questi prêt à porter, a quanto ne so, fanno parte della tradizione di paesi lontani come il Perù, ma la loro praticità potrebbe decretarne il successo anche da noi.
Vedremo.
Ho scattato qualche foto a corredo di questa chiacchieratina. Clicca qui per vederle.

venerdì 16 novembre 2012

Citofono

Mi piaci da matti sei fenomenale
scusa se te lo dico in modo brutale
Avrei voluto farti una serenata
ma al dodicesimo piano non sarebbe arrivata
Resto qui sotto. Sono la statua congelata


Museo "Centrale Montemartini" - Roma

L'ascensore è guasto

 

Per chi parte dal basso il mondo è in salita
come attestano guru e maestri di vita
ma se proprio ti ripugna lo sgomitare
siediti all'ombra e resta a guardare
la torma di sconfitti e frustrati precipitare


Calanchi di Pieve del Pino - Bologna

giovedì 15 novembre 2012

La pizza

La pizza è un pugno di pasta di grano
bella tonda e schiacciata a mano
condita a piacere con saporosi ingredienti
e cotta in un forno di braci ardenti
E' un cibo semplice festoso e sano



venerdì 9 novembre 2012

All'uscita da scuola

Sotto gli sguardi distratti e distanti
di stanchi genitori affranti
sciamano liberi per i giardini
uscendo da scuola i bambini
insensibili al tramonto dietro i pini


domenica 4 novembre 2012

Il microonde

 

Ostili al microonde e alla sua diffusione
restano soltanto ignoranza e superstizione
Senza brace né fiamma, acqua o vapori
cuoce nel rispetto di profumi e sapori
senza provocare fumo o cattivi odori



Il termosifone


Sull'indubbio fascino del caminetto
molto è stato scritto troppo detto
mentre manca un'ode al termosifone
il vero amico nella brutta stagione
quasi che i poeti lo avessero a dispetto

camino
Camino della trattoria di Serna vicino a Faenza

Le saraghine

 

Sgomberi sarde alici saraghine
le migliori sono le più piccine
ma tutto il pesce azzurro di mare
è salutare e ottimo da mangiare
dal prezzo modesto non farti ingannare

saraghine dell'Adriatico


sabato 3 novembre 2012

La crostata

Vuoi assaggiare la mia crostata
poca crema tanta frutta colorata?
Ma se pensi che sia solo da guardare
e piuttosto deludente da mangiare
non compiacermi, non ti sforzare

crostata di frutta

venerdì 2 novembre 2012

Narghilè

 

Fumare un narghilè di ottone smaltato
restando assorto e mollemente sdraiato
cercando di discernere il bene dal male
come un antico satrapo orientale
erede ed artefice di una cultura sapienziale

narghilè

martedì 23 ottobre 2012

La laguna

Una nebbia leggera galleggia sulla laguna
e diffonde i raggi di una placida luna
nel silenzio notturno di anitre e gabbiani
mentre le anguille dormono ignare del domani
e i pescatori sognano maggiore fortuna

Laguna

domenica 21 ottobre 2012

L'aquilone


Appeso al cielo danza il piccolo aquilone
se il vento soffia nella giusta direzione
Due canne un po' di colla e carta colorata
un filo lunghissimo e una mano delicata
lo lasciano volare più in alto dell'airone

martedì 16 ottobre 2012

Ristorante macrobiotico

 


Con la faccia perplessa e le pupille dilatate
guardava il piatto anemico di melanzane grigliate
domandandosi se dovesse proprio mangiare
quel dubbio artefatto di filosofia alimentare
invece delle solite alicette marinate

alici

alici marinate

lunedì 15 ottobre 2012

Punch

  • Ieri ho incontrato per strada un tale Bani che mi ha salutato come se fossimo stati a scuola insieme
  • Ha la barba?
  • Sì, perché lo conosci?
  • Io no, ha salutato te, non me
  • Ma allora, come fai a sapere che ha la barba?
  • Tutti i  tali bani hanno la barba; almeno quelli che si fanno vedere in televisione
  • Anche qui da noi?
  • Ma, se mi hai appena detto che ne hai incontrato uno ieri
  • E’ vero, non ci avevo pensato. E perché salutano gli sconosciuti per la strada come se fossero loro amici d'infanzia?
  • Io non lo so, ma potremmo fare delle ipotesi
  • Facciamole, allora, ma andiamo prima dentro a prendere un punch qui vicino. Fa un bel freddo qui fuori
Punch
  • Pensa da loro! Qui è roba da ridere: loro hanno delle montagne altissime dappertutto.
  • Che sia per quello che portano la barba? Perché, anche se ti copri bene, la faccia resta sempre all'aria
  • Vedo che hai già cominciato a fare delle ipotesi, anche senza punch
  • A proposito, tu come dici ponch o proprio punch come si scrive, tale e quale.
  • In montagna dico punch, qui in città, invece, dico ponch o, in certi posti, perfino panch, con una A mezza bastarda, più londinese
  • Non mi è mica tutto chiaro, se lo vuoi proprio sapere. C'entra l'altitudine, la topografia o qualcos’altro?
  • No, è solo per farmi capire. Nelle osterie di montagna devi dire punch, se no, non ti capiscono e ti rispondono che loro quella roba lì non la tengono
  • E qui da noi?
  • Se dici punch, ti guardano storto. Hai presente quei camerieri in similfrac che non stanno mai fermi, anche se non hanno niente da fare e si sentono dei padreterni e ti guarderebbero come un pirla.
  • Fortuna che il punch non mi piace né con la U, né con la O o la A
  • Andiamo a prendere un cappuccino, allora.
  • Benissimo, quello si chiama così dappertutto.

domenica 14 ottobre 2012

Ottobre



Fino al tramonto inoltrato
continuavo a giocare nel prato
mentre la scuola era ricominciata
e la nebbia autunnale era tornata
in quel mite ottobre soleggiato




sabato 13 ottobre 2012

La zuppa


La zuppa di verdure a pezzettoni
è una leccornia in tutte le stagioni
ma se hai troppa fame e da sola non ti basta
aggiungi un pugno di riso o un po' di pasta
e otterrai uno dei tanti squisiti minestroni


zuppa di verdura

venerdì 12 ottobre 2012

Il portico

 


Il portico è una benedetta invenzione
per stare all'ombra se picchia il solleone
Se per la strada nevica o piove da spavento
camminerai all'asciutto ancora più contento
Ma niente bici o moto: non fare il mascalzone!


Portico a Bologna
via Castiglione a Bologna

martedì 9 ottobre 2012

Lettore imparziale

 


Senza discriminare, leggeva tutti i giornali
ma solo i titoli a caratteri cubitali
Non agiva per imperscrutabili ragioni ideali
ma per incoercibile avversione agli occhiali
Quell'imparziale lettore di giornali


occhiali finti

Tancredi

 


Talora Tancredi tagliava la corda
troppo afflitto dalla nonna sorda
Essendo un principe di stirpe reale
sfuggiva adirato chi lo sentiva male
con intrepidi balzi giù per le scale


Castel del Monte
Castel del Monte

lunedì 8 ottobre 2012

Un bel numero



Tu che numero sei? Primo o decimale?
Sei un tipo concreto? allora reale
Ti piace il rosso? allora cardinale
Brilli per modestia? ... sei infinitesimale
Con te facciamo i conti, mio bell'originale

 


domenica 7 ottobre 2012

Salute mentale

 



Babbinatale e tappeti volenti
guru barbuti e profeti onniscienti
Paradisi silenti e inferni infuocati
pieni di santi martiri e dannati
Con un sol colpo di gomma: tutti cancellati



sabato 6 ottobre 2012

La foglia

 



Se fossi una foglia d'ippocastano
prima di cadere e abbandonare il ramo
aspetterei l'arrivo della tramontana
che con un soffio mi porti lontana
per un ultimo viaggio un po' fuorimano


giovedì 4 ottobre 2012

Al cannibale non far sapere



Al cannibale non far sapere
quanto è buono il formaggio con le pere
a rischio di vederlo abbandonare
la sua rigorosa dieta alimentare
La biodiversità è da preservare

Cannibali e pere

domenica 3 giugno 2012

dom 03 giugno 2012  Il caprifoglio

Il caprifoglio

La siepe di caprifoglio e il gelsomino
sono rifioriti nel mio piccolo giardino
rinverdendo affetti e ricordi di un passato
a volte assopito non mai dimenticato
delle mie primavere di bambino



caprifoglio

sabato 26 maggio 2012

Biciclette reclinabili a Bologna


Oggi, durante la chiusura alla traffico della cosiddetta T di Bologna - la zona centrale della via Emilia e di via Indipendenza - un venditore di biciclette reclinate, ha approfittato della situazione per mostrare alcuni esemplari ad un pubblico di passanti curiosi, come me, che potevano anche provare queste strane biciclette, pensate soprattutto per un turismo su piste ciclabili, piuttosto che per il traffico cittadino.
Per la prima volta, io ne avevo visti due esemplari nelle isole Aran, dell'arcipelago irlandese. In quel caso, una coppia di cicloturisti le aveva traghettate per percorrere i sentieri dell'isola che si prestano molto ad un turismo ciclistico, oltre che pedonale. Non direi che la città di Bologna, così come la stiamo vivendo ora, si adatti alle biciclette reclinate e, per la verità, neanche alle normali bici che noi emiliani, usiamo fin da bambini. Bologna non è Ferrara, purtroppo.
È stato comunque piuttosto interessante vedere alcuni giovani ardimentosi sperimentare queste biciclette dall'aspetto così diverso dalle solite per l’assetto sdraiato che, sicuramente, può essere confortevole e adatto per calmi spostamenti in pianura, portandosi dietro anche un modesto bagaglio in capaci borse da collocare sotto e dietro il sedile che non può certo essere più chiamato sella, viste le dimensioni e la sua stessa struttura.
bici reclinata
La partenza da fermo richiede una decisa pedalata per vincere il timore di cadere a terra, anche se si è dei ciclisti abituali ed esperti. Era abbastanza curioso, infatti, assistere al numero di tentativi falliti che precedevano il glorioso decollo ed il divertito breve giretto fra pedoni incuriositi dall’insolito mezzo a due ruote. Sia per il costo, fra i 1000 € e i 3000, sia per la necessità di riconvertirsi ad un modo nuovo di pedalare e guidare la bicicletta non mi sembra che una diffusione di massa sia imminente, tuttavia è sicuramente un mezzo divertente e simpatico per un turismo tranquillo e, forse, riposante. Se avesse un prezzo più popolare, me ne comprerei una anche io.

venerdì 25 maggio 2012

Nonni stagionali

Nonni stagionali
Oggi pomeriggio, tornando a casa dalla biblioteca a piedi, come al solito, mi è saltato addosso il caldo. Sporadiche ed inconcludenti avvisaglie dell’estate c’erano già state, ma era troppo presto perché fossero credibili. Oggi, invece, alla fine di maggio la faccenda sembra diversa. Per fortuna, mi tocca dire, pensando ai miei conterranei più sfortunati che ancora dormono in macchina o nelle tende, sloggiati di casa da questo maledetto terremoto che non finisce ancora.
Per me che ho la fortuna di vivere alla periferia del sisma non è che cambi molto, per ora, ma la stagione di bici, braghe corte, maglietta e nipotini in casa al mare si avvicina.
In questi ultimi anni, da quando è iniziata anche la mia stagione finale, sono diventato un nonno stagionale. Come gli africani, che arrivano qui per raccogliere la frutta quando viene il caldo, anche io cambio paese e occupazione. Dalla grande casa vuota di città dove ormai viviamo solo noi due vecchi gatti, ci si trasferisce nella casa al mare dove arrivano i nipotini da badare. Quest’anno saranno le due bimbe che vivono a Parigi durante l’anno scolastico.
Anche per loro  l’arrivo dell’estate è una rivoluzione: passare dall’appartamento al quinto piano nel Marais alla villetta con giardino e piscina, a pochi passi dal mare Adriatico – il più domestico e bonaccione dei mari – è un salto fantastico. Non da meno è il passare dalla gestione dei genitori a quella dei nonni, liberi dai quotidiani obblighi e ritmi scolastici. Una vita senza sveglia, insomma, che mi ricorda come vivevo io la fine della scuola da bambino.

Occhiobello

Anche per loro spero che il passaggio sia vissuto con la stessa gioia e impazienza che avevo io, quando prendevo il primo treno utile dopo la campanella della lectio brevis che annunciava la fine dell’anno scolastico. Allora il viaggio da Roma. dove abitavo, a Carpi, base di partenza delle lunghe vacanze estive di campagna, mare e montagna, durava quasi sei ore che volavano, in attesa di vedere finalmente, dopo le lunghe gallerie buie nella pancia dell’Appennino, la placida pianura senza orizzonte che consideravo casa mia.
Il passaggio dall’elettrotreno - il “direttissimo” che proseguiva per Milano - alla locomotiva a vapore che, sbuffando ritmicamente sul quarto binario, attendeva i quattro gatti che proseguivano per Carpi-Suzzara-Mantova era sempre un’emozione, stemperata dall’annuncio “Per Caarpisussaramantova si cambia” pronunciato con quella modenese lentezza strascicata, inevitabilmente comica, per un bambino che aveva ancora nell’orecchio il romanesco dei compagni di scuola.
Anche dal punto di vista linguistico, il tuffo nel nostro mare in compagnia dei nonni italiani, deve essere notevole per le due bimbe francesine, bilingue la maggiore e ancora infante la piccola. Chissà se, da adulte, ricorderanno con affetto le estati italiane con i nonni, come io ricordo le mie con la zia. Purtroppo temo di arrivare fuori tempo massimo per saperlo.

giovedì 24 maggio 2012

A tambur battente

“A tambur battente”. Proprio così gli avevano detto. Era la prima volta che la sua solerzia di galoppino veniva spronata con quella frase, invece che dallo scontato “… e sbrigati!” o da più arzigogolate allusioni derisorie alla sua calma imperturbabile. Il primo risultato fu di bloccarlo completamente in un’analisi senza scampo della frase nello spogliatoio in fondo al capannone, suo abituale rifugio quando l’aria in giro era troppo elettrica.
Esattamente cosa voleva dire “A tambur battente”? Di corsa, al ritmo dei tamburi come i bersaglieri? Lui della fanfara dei bersaglieri ricordava solo le trombe, ma non si sentì di escludere anche tamburi battenti, nelle retrovie.
Quindi il padrone, che poi era suo zio, gli aveva voluto dire “di corsa”, né più né meno, ma donde sbucava quella novità militaresca?
L’imputata più probabile era la televisione. Altro che scerscè la fam come dicevano i francesi; un telefilm in costume all’ora di cena doveva essere il responsabile. Per forza, in fabbrica c’erano solo normali analfabetoni che non avrebbero potuto pronunciare una frase del genere neanche sotto tortura, e le abitudini nottambule della zio non si spingevano oltre le nove, salvo partite della nazionale; quindi niente dibattiti e film impegnativi.


Un romanzo in carta e ossa era ancora più improbabile: lo zio era astemio in fatto di letture e non si lasciava corrompere neanche durante la messa di Natale, quando tanti virtuosi come lui facevano finta di leggere il messale, per una volta.
La tentazione di andare a cercare un radiocorriere, per scoprire il titolo dello sceneggiato della sera prima e accertarne la colpevolezza era grande, ma sull’istinto prevalse il buon senso: rovistando con calma nel ciarpame del ripostiglio trovò due bacchette di fortuna, uno scatolone su cui battere e un canestrino da mettere in testa: un bersagliere senza cappello era improponibile. Alle penne di gallo dovette rinunciare, ma così bardato entrò trionfalmente fra i bancali dove gli operai, giustamente, interruppero le loro prosaiche attività per tributagli tutta l’attenzione dovuta.
Più a tambur battente di così non si poteva pretendere da un fattorino.

mercoledì 23 maggio 2012

Pensare non è sapere


  • Pensare non è sapere.
  • Filosofico oggi?
  • Non so. E' una frase che ho sentito in un caffè passando vicino ad un tavolo di tresette.
  • Niente Kierkegaard, Platone o Sarchiapone, allora.
  • No, chi l'ha pronunciata si rivolgeva ad un compagno di partita che mungeva tutte le carte che aveva in mano prima di giocarne una, finalmente.
  • Una garbata manifestazione d'impazienza, insomma.
  • Garbata, dici? Certo rispetto ad un insulto diretto, lo è, ma se ci pensi...
  • In definitiva gli detto: "Su, gioca!"
  • Sì, però ha voluto anche dirgli che tutto il tempo che si prendeva non era il prodotto di una superiore capacità di analisi approfondita, ma...
  • ... al contrario, di banale lentezza di comprendonio.
  • Sì, appunto, gli ha detto guarda che qui nessuno crede che tu stia valutando dodici soluzioni possibili, prima di scegliere l'ottima, come un campione di scacchi
  • Secondo te gli ha dato del tonto, allora...
  • ... o del lentigrado palloso e indeciso cronico. Ci sono scemi spavaldi che non ci pensano un attimo prima di combinare una corbelleria.
  • Allora? Dove mi vuoi portare?
  • Da nessuna parte. Ho sentito questa frase isolata mentre passavo per caso uscendo dal caffè e continua a ronzarmi in testa. Tu cosa ne pensi?
  • Be' si può costruire un romanzo partendo da uno sternuto, ma tu cosa vuoi sapere, pensando e ripensando ad una battuta da osteria?
  • Non so; vedi che quel tizio aveva ragione: "Pensare non è sapere".

martedì 22 maggio 2012

Aveva un diavolo per capello

Aveva un diavolo per capello anche se era completamente calvo. Le due cose sembravano in netta contraddizione, ma non era così. La sua era una condizione psicologica, uno stato d'animo e non dipendeva dalla stato del suo cuoio capelluto. Resta il fatto che, quando entrò nel bar per prendere un cappuccino, darsi una calmata e telefonare a casa per chiedere che qualcuno lo venisse a prendere perché era rimasto a piedi, calvizie o no, era molto alterato.
Aveva lasciato la sua auto regolarmente in doppia fila per procurarsi un giornale all'edicola e si era trattenuto un paio di minuti a chiacchierare con una giornalaia particolarmente cordiale e chiacchierona - una bella ragazza, tra l'altro - e questo era stato sufficiente perché la sua auto sparisse.
Le chiavi le aveva in tasca ed era sicuro di avere chiuso lo sportello, anche se non era ben certo di avere schiacciato il bottoncino giusto per la chiusura elettrica della portiera. Come avevano fatto a farla sparire in un così breve lasso di tempo gli sembrava un mistero. C'erano solo due possibilità: o un ladro, svelto come un gatto, era già pronto a fiondarsi dentro la sua macchina appena se ne era allontanato, oppure un maledetto carro attrezzi della polizia urbana aveva agganciato la sua Alfa con una prontezza funambolica, già in agguato dietro l'angolo, in attesa del solito furbacchione che parcheggiava a casaccio per andare dal giornalaio. Al barista che lo guardava con aria interrogativa, vedendolo furente senza apparente motivo, diede una laconica spiegazione: "Mi hanno fottuto la macchina" e gli raccontò come misteriosamente fosse potuta sparire la sua macchina in un attimo, mentre era sceso a comprare il giornale.
"Tutto normale, allora. Tranquillo riavrà la sua auto intatta: centotré euro e la piccola grana di doversela sconfiscare dal garage in via Tiburzi 27 dove l'avranno già sganciata e parcheggiata. E' qui vicino, può andarci a piedi."
"Sconfiscare?"
"Riscattare, se le piace di più. Si tratta di un rapimento d'auto, ma perfettamente legale e la sconsiglio di protestare dicendo che in quella posizione e per due minuti non ha danneggiato niente e nessuno. Lo sanno, ma la legge è dalla loro parte."
carro attrezzi

"Come fa ad esserne sicuro?"
"L' edicola era di un mio amico, sessanta ben portati, ma anche un po' stufo di gelarsi i piedi d'inverno e fare la sauna d'estate dentro al suo guscio. Quando quelli dell'ARPIA, quelli dei carri attrezzi, gli hanno offerto una buon'uscita favolosa è andato dal notaio di corsa a firmare la cessione della sua attività. Non so se sia poi contento della nuova vita: non si vede più da queste parti, sarà andato a stare in un bel posto vistamare, magari."
"Insomma si sarebbero comprati l'edicola come esca per pescare con il gancio del carro attrezzi?"
"Esatto. L'hanno ingrandita, abbellita, ben fornita, come avrà notato, e si sono comprati anche il garage qui vicino così fanno meno strada loro e anche "il pollo", senza offesa."
"E a lei come vanno gli affari?"
"Ho perso un amico e acquistato ogni tanto un cliente di passaggio che non tornerà mai più, come lei. Purtroppo all'ARPIA non interessa il mio bar, per ora, ma chissà che un giorno non trovino la maniera di farci i soldi e allora, vistamare anche per me."

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